I registi horror italiani più influenti sono soprattutto Mario Bava, Dario Argento, Lucio Fulci, Antonio Margheriti, Riccardo Freda, Lamberto Bava, Pupi Avati e Michele Soavi. Sono i nomi che hanno definito l’horror all’italiana, dal gotico al thriller sanguigno fino al filone più moderno.
Nomi fondamentali
- Mario Bava: considerato uno dei padri dell’horror italiano, ha dato una forma visiva decisiva al gotico e al fantastico.
- Riccardo Freda: tra i pionieri del genere in Italia, spesso citato per aver aperto la strada al cinema horror nazionale.
- Antonio Margheriti: importante per il gotico e per l’horror fantascientifico, molto influente nel cinema di genere.
- Dario Argento: è il nome più noto a livello internazionale, con film come Profondo rosso e Suspiria.
- Lucio Fulci: fondamentale per l’horror più estremo e viscerale, amatissimo dai fan del genere.
- Lamberto Bava: ha portato avanti la tradizione di famiglia e firmato cult come Demoni.
- Pupi Avati: ha dato all’horror italiano un tono più malinconico e gotico, molto personale.
- Michele Soavi: tra i registi più apprezzati della fase tarda del cinema horror italiano.
Perché contano
Questi autori hanno reso l’horror italiano riconoscibile per stile visivo, atmosfere, musica e uso del colore.
In particolare, Bava e Argento sono spesso indicati come i due riferimenti principali del filone.
Fulci, Margheriti e Freda hanno invece contribuito a espandere il genere in direzioni molto diverse, dal gotico al gore.
I registi italiani che hanno portato e reso celebre il filone cannibal movie sono soprattutto Umberto Lenzi, Ruggero Deodato e Sergio Martino. A questi si aggiungono Joe D’Amato e, in fase più tarda o minore, Mario Gariazzo e Michele Massimo Tarantini.
I nomi chiave
- Umberto Lenzi: è spesso indicato come il capostipite del cannibal horror italiano con Il paese del sesso selvaggio del 1972.
- Ruggero Deodato: ha portato il genere al suo apice con Cannibal Holocaust del 1980, considerato il titolo più famoso e controverso del filone.
- Sergio Martino: ha dato un contributo importante con La montagna del dio cannibale del 1978.
- Joe D’Amato: ha spinto il filone verso l’incrocio tra erotico e cannibalesco con Emanuelle e gli ultimi cannibali.
Altri registi del filone
- Mario Gariazzo: ha realizzato Schiave bianche – Violenza in Amazzonia, tra gli ultimi titoli della stagione.
- Michele Massimo Tarantini: ha firmato Nudo e selvaggio, altro film legato alla fase finale del genere.
Perché sono importanti
Il cannibal movie è spesso descritto come un genere molto italiano, nato nei primi anni Settanta e sviluppato soprattutto da registi del nostro cinema di genere.
Il suo periodo classico va grosso modo dal 1972 al 1985, con Cannibal Holocaust come punto più famoso e discusso.
Questi film hanno mescolato avventura, orrore, erotismo e violenza estrema, creando un filone riconoscibile anche all’estero.
Ecco una classifica utile dei registi italiani del cannibal movie, ordinata più o meno per importanza storica e impatto sul genere.
Classifica essenziale
- Umberto Lenzi — il capostipite del filone italiano con Il paese del sesso selvaggio e poi Mangiati vivi! e Cannibal Ferox.
- Ruggero Deodato — il nome più famoso e controverso, autore di Ultimo mondo cannibale e soprattutto Cannibal Holocaust.
- Sergio Martino — fondamentale per La montagna del dio cannibale, uno dei titoli più rappresentativi del genere.
- Joe D’Amato — importantissimo per la variante più exploitative e selvaggia, con Emanuelle e gli ultimi cannibali e Papaya dei Caraibi.
- Antonio Margheriti — non è un puro cannibal director, ma il suo contributo al filone vicino a questo immaginario è rilevante.
- Mario Gariazzo — entra nella fase finale del genere con Schiave bianche – Violenza in Amazzonia.
- Michele Massimo Tarantini — chiude simbolicamente la parabola con Nudo e selvaggio.
- Marino Girolami — presente con Zombi Holocaust, spesso considerato un ibrido importante tra zombie e cannibalismo.
- Bruno Mattei — più tardo e derivativo, ma utile per capire la sopravvivenza del filone oltre l’epoca classica.
- Antonio Climati — con Natura contro porta il discorso verso una forma più tarda e “selvaggia” del genere.
Come leggerla
Se vuoi partire nel modo più sensato, l’ordine migliore è: Lenzi, Deodato, Martino, D’Amato.
Sono i quattro che definiscono davvero il canone del cannibal movie italiano.
Dopo di loro, gli altri servono soprattutto a vedere le variazioni e la fase di declino del filone.
I 5 da vedere per primi
- Il paese del sesso selvaggio — Umberto Lenzi.
- Ultimo mondo cannibale — Ruggero Deodato.
- La montagna del dio cannibale — Sergio Martino.
- Cannibal Holocaust — Ruggero Deodato.
- Cannibal Ferox — Umberto Lenzi.
Perché questa classifica
Il genere nasce e si sviluppa soprattutto in Italia tra il 1972 e il 1985, con Lenzi come punto di partenza e Deodato come apice.
Martino e D’Amato allargano il filone in direzioni diverse, mentre gli altri registi sono importanti per completare il quadro storico.
In pratica, se vuoi capire davvero il cannibal movie italiano, questi sono i nomi da cui partire.
Cannibal Holocaust ebbe una delle vicende di censura e cause legali più famose del cinema italiano: fu sequestrato in Italia nel 1980, accusato di oscenità e di essere contrario al buon costume, e il caso arrivò fino ai tribunali.
Cosa successe
Alla sua uscita il film fece scandalo per la violenza estrema e per le autentiche uccisioni di animali mostrate sullo schermo.
Proprio il realismo delle immagini spinse molti a credere che fosse uno snuff movie, cioè un film con omicidi reali, e questo alimentò la reazione pubblica e giudiziaria.
Sequestro e processo
In Italia il film ottenne inizialmente il visto censura ma con divieto ai minori di 18 anni; poco dopo fu sequestrato su denuncia di un cittadino.
Ruggero Deodato, lo sceneggiatore Gianfranco Clerici, alcuni produttori e il distributore finirono a processo e furono condannati in primo grado a quattro mesi di reclusione con condizionale, oltre a una multa.
Deodato dovette anche presentarsi in aula con gli attori per dimostrare che fossero davvero vivi, proprio perché molti pensavano che il film mostrasse morti reali.
Tagli e divieti
La prima versione italiana fu pesantemente tagliata: si parla di 18 tagli per un totale di 326,4 metri di pellicola.
All’estero il film venne a lungo vietato o bloccato in diversi paesi, e nel Regno Unito finì nella lista dei cosiddetti video nasty, restando a lungo sotto stretta censura.
In Italia tornò in sala solo più tardi, sempre con divieto ai minori.
Perché è diventato un caso
Il caso Cannibal Holocaust è importante perché non fu solo un film controverso: diventò un simbolo del rapporto tra cinema estremo, censura e percezione pubblica.
Ancora oggi è ricordato come uno dei film più censurati di sempre e come uno dei casi giudiziari più noti del cinema di genere.
La sua fama nasce proprio da questa combinazione di scandalo, ambiguità e realismo disturbante.
- Uscita e scandalo iniziale (1980)
Il film esce in Italia e scatena subito polemiche per violenza estrema, scene di uccisione di animali e realismo delle immagini. - Sequestro e accuse
Poco dopo l’uscita, il film viene sequestrato e contestato per oscenità e offesa al buon costume; la reazione pubblica è fortissima. - Processo a Deodato e ai produttori
Ruggero Deodato, lo sceneggiatore Gianfranco Clerici, alcuni produttori e il distributore finiscono a processo; il caso ruota anche intorno al sospetto che il film fosse uno snuff movie. - Dimostrazione che gli attori erano vivi
Per superare il sospetto di omicidi reali, Deodato compare in tribunale con gli attori, così da provare che non erano stati uccisi durante la lavorazione. - Condanna e tagli, poi fama cult
In primo grado arrivano condanna sospesa e multa, mentre il film subisce pesanti tagli e divieti in vari paesi; proprio la censura contribuisce a trasformarlo in un cult internazionale.
Oggi Cannibal Holocaust è soprattutto un cult di riferimento, studiato come film estremo e discusso per il suo rapporto con censura, violenza e found footage.
Dopo anni di divieti e controversie, è tornato anche in sala in versioni restaurate 4K, sempre con classificazione molto severa per adulti
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