
Il fumetto dell’orrore con lo “zio creepy” è Creepy, la mitica rivista antologica horror americana della Warren Publishing (1964), il cui presentatore è Uncle Creepy, noto in Italia come Zio Tibia.
Zio Tibia è stato per molti italiani il primo vero traghettatore verso l’horror a fumetti, arrivato in Italia nel 1969 con le raccolte Oscar Mondadori come Le spiacevoli notti di Zio Tibia. Il personaggio ha ispirato altri presentatori horror come quelli di Creepshow (1982) e I racconti della cripta.
C’è un errore fondamentale nella domanda: Creepy e Eerie non erano di EC Comics, ma erano riviste della Warren Publishing. EC Comics aveva chiuso nel 1955, mentre Warren pubblicò Creepy (1964–1983) ed Eerie (1966–1983).
Differenze chiave tra le due riviste Warren:
| Aspetto | Creepy | Eerie |
|---|---|---|
| Anno inizio | Late 1964 | Marzo 1966 |
| Numero di issues | 145 numeri | 138 numeri |
| Formato storie | Solo anthology (storie brevi standalone, 4–24 pagine) | Misto: anthology + seriali interconnessi |
| Presentatore | Uncle Creepy (zio creepy, scheletro sinistro) | Cousin Eerie (cugino goulish) |
| Seriali famosi | Nessuno (solo storie indipendenti) | “Dracula” (Tom Sutton), “Dax the Warrior” (Esteban Maroto), “The Rook” (Bill DuBay) |
| Stile | Storie horror più brevi, focus su vampiri/werewolves (specialmente era Archie Goodwin) | Temas più ampi, forme più lunghe, narrativa interconnessa |
| Fine | Febbraio 1983 | Febbraio 1983 |
Relazione con EC Comics:
- Creepy e Eerie erano gli eredi spirituali dei titoli horror EC del 1950–1955 (Tales from the Crypt, The Vault of Horror, The Haunt of Fear)
- EC Comics fu messa fuori gioco dal Comics Code Authority (1955); Warren bypassò queste restrizioni pubblicando in formato magazine (bianco e nero, dimensioni grandi)
- Uncle Creepy e Cousin Eerie furono direttamente ispirati dai presentatori EC: Crypt-Keeper, Vault-Keeper, Old Witch
- Warren diede più libertà editoriale: nudità breve, violenza maggiore, temi adulti, arte pittorica completa
In sintesi: EC Comics = 1950s (chiuso); Warren Publishing = 1964–1983 (Creepy + Eerie come riviste sorelle, con Eerie che includeva seriali mentre Creepy era solo anthology).

La correlazione tra Steve Ditko e Creepy è che Ditko, dopo aver lasciato Marvel nel 1966, creò 16 storie horror per le riviste Warren Creepy e Eerie tra 1966–1967, considerate uno dei momenti più alti della sua carriera.

Questo volume cartonato raccoglie una selezione delle migliori storie dell’autore newyorkese realizzate per le riviste horror della Warren Comics alla fine degli anni Sessanta, ovvero quando Ditko decise di abbandonare la sua creatura più famosa.



Il formato magazine salvò i fumetti di Warren dalla censura perché non rientrava nell’autocensura del Comics Code Authority (CCA), che si applicava solo ai fumetti tradizionali in formato piccolo (comic book).
Perché il formato funzionò:
| Fattore | Spiegazione |
|---|---|
| Formato fisico | Warren pubblicò in formato magazine grande (17×26 cm, bianco e nero, carta patinata), non nel standard comic book tascabile |
| Regolamentazione CCA | Il Comics Code Authority vigilava solo sui comic book per minori; i magazine erano considerati pubblicazioni per adulti |
| Libertà editoriale | Warren poteva pubblicare: violenza grafica, nudità, temi horror maturi, linguaggio adulto, senza approvazione CCA |
| Target | Riviste vendute come materiale per adulti (non per bambini/ragazzi), evitando il codice di autocensura |
| Eredità EC | EC Comics era stato distrutto dal CCA nel 1955 (fuori dall’horror); Warren replicò il format economicamente ma eluse il codice |
Il risultato:
- Creepy ed Eerie potevano mostrare arte pittorica completa, storie horror crude, dracula/vampiri/werewolves più realistici, seriali interconnessi
- Warren attrasse grandi autori (Frank Frazetta, Bernie Wrightson, Alex Toth, Jim Steranko) che volevano libertà creativa
- Il formato magazine divenne il modello per fumetti horror adulti fino agli anni ’80, aprendo la strada a Heavy Metal e fumetti per adulti moderni
In sintesi: Warren bypassò il CCA usando un formato fisico diverso che lo metteva fuori dalla giurisdizione del codice di autocensura.
CREEPY PRESENTA BERNIE WRIGHTSON

UN VOLUME DELUXE DEDICATO ALLA LEGGENDA DELL’HORROR, BERNIE WRIGHTSON
Questa raccolta di racconti classici degli anni ‘70 e dei primi anni ‘80 includono collaborazioni con altre superstar ealunni della Warren Publishing come Bruce Jones, Carmine Infantino, Howard Chaykin, e altri, così come diversiadattamenti e storie originali scritte e disegnate da Wrightson durante uno dei periodi più fruttuosi della sua carriera!Un volume da non perdere non solo per tutti gli amanti delfumetto made in USA!

Il fumetto Creepshow è nato nel luglio/agosto 1982 negli USA come promozione e omaggio al film omonimo diretto da George A. Romero e scritto da Stephen King.
Origine e creazione
| Aspetto | Dettaglio |
|---|---|
| Sceneggiatura | Stephen King (ha scritto le 5 storie) |
| Disegni | Bernie Wrightson, gigante dell’illustrazione horror |
| Colori | Michel Robinson Wrightson (moglie di Bernie) |
| Data uscita USA | 1º agosto 1982 |
| Scopo | Lanciare il film e far capire ai lettori a quale stile di fumetti horror il cinema si ispirava |
Stile e ispirazione
Il fumetto è un appassionato omaggio ai fumetti horror EC Comics degli anni ’50 (come Tales from the Crypt), che avevano influenzato King e Romero da ragazzi. Lo stile narrativo e grafico riprende consapevolmente quella tradizione.

Le storie
Contiene 5 storie dell’orrore (nel fumetto introduced direttamente da “Zio Creepy”, senza la cornice del bambino che legge):
- La festa del papà
- La morte solitaria di Jordy Verrill
- La cassa
- Di mare in peggio
- Ti infestano
Il fumetto è stato pubblicato dopo il film (prima la sceneggiatura cinematografica, poi l’albo illustrato), ma nella finzione del film è proprio il fumetto Creepshow che il bambino legge all’inizio.
C Comics ha ispirato l’estetica di Creepshow in modo diretto e consapevole su diversi livelli:
1. Riferimenti diretti alle testate EC
Creepshow omaggia esplicitamente le antologie horror EC Comics degli anni ’50, in particolare:
- Tales from the Crypt
- The Vault of Horror
- Shocking SuspenStories

2. Stile grafico e colori
Il fumetto di Bernie Wrightson riprende fedelmente:
- Lo stile illustrativo degli anni ’50 con linee nette e dettagli macabri
3. Narrativa e struttura
- Forma antologica: 5 storie indipendenti come le pubblicazioni EC
- Guida/host: “Zio Creepy” (Uncle Creepy) che introduce le storie, diretto riferimento ai narratori EC come “Il Guardiano della Cripta”
- Moralità sardonica: personaggi insopportabili (avidi, perfidi) che subiscono destini crudeli e proporzionali alle loro meschinità
4. Atmosfera e tono
- Fiaba macabra scanzonata: atmosfera “da teatrino di marionette dell’orrore”
- Splatter e sadismo: lo splatter moderno nasce proprio da questi fumetti
- Dinamismo e anarchia creativa: stile che si allontana dal gotico classico per diventare più violento e diretto
5. Tecnica cinematografica (nel film)
Il film di Romero/King ha trasposto l’estetica EC nel cinema usando:
- Cornici intorno alle inquadrature per simulare le tavole di fumetto
- Inserti animati tra gli episodi
- Illuminazione e colori innaturali (dominanti verdi, blu)
- Rendendo il film un albo di fumetti che prende vita
In sintesi, Creepshow non è solo ispirato all’EC Comics: è un omaggio esplicito e fedele che cerca di ricreare l’esperienza di leggere quei fumetti, con la stessa essenza sardonica, lo stesso look grafico e la stessa moralità dell’orrore punitivo.

Creepshow è un omaggio ai fumetti horror americani, soprattutto ai classici EC Comics degli anni Quaranta e Cinquanta. Nasce come film del 1982 di George A. Romero e Stephen King, ma esiste anche come fumetto con storie dell’orrore a episodi.
Perché è importante
L’idea centrale di Creepshow è riportare sullo schermo il tono dei vecchi albi horror americani: storie brevi, finali ironici o macabri, mostri, vendette e atmosfere da “racconto da brivido”.
Il film e il fumetto imitano anche lo stile grafico e narrativo di quelle pubblicazioni, tanto che vengono spesso descritti come una lettera d’amore al fumetto horror classico.
Origine del fumetto
Il fumetto Creepshow uscì nel 1982 con testi di Stephen King e disegni di Bernie Wrightson.
Era pensato anche per accompagnare il film e far capire subito il tipo di horror a cui si ispirava.
In Italia è arrivato più tardi in edizione tradotta, pubblicato da Mondadori nella collana Oscar Ink nel 2020.

Collegamento con EC Comics
La fonte d’ispirazione principale sono i fumetti horror della EC Comics, famosi per testate come Tales from the Crypt e affini.
Questi albi erano noti per il loro gusto grottesco, per i finali punitivi e per l’uso di narratori mostruosi che introducevano le storie.
Creepshow riprende proprio quel linguaggio, trasformandolo in un horror pop e molto riconoscibile.
In sintesi
Se per “Creepshow i fumetti dell’orrore americani” intendi il riferimento culturale, la risposta è che Creepshow è un tributo diretto ai comic book horror americani della EC Comics.
Se invece intendi il fumetto originale, si tratta dell’adattamento del 1982 scritto da Stephen King e illustrato da Bernie Wrightson.


Le storie più iconiche di Tales from the Crypt sono quelle che mescolano orrore, ironia nera e una morale punitiva finale, proprio nello stile classico della EC Comics.
Personaggi simbolo
- Il Custode della Cripta: è il narratore più famoso della serie, un presentatore macabro e sarcastico che introduce molte storie.
- La Vecchia Strega: un’altra figura ricorrente, usata come narratrice o commentatrice dell’orrore insieme agli altri “host” delle storie.
- Altri narratori EC: la serie si collegava a un piccolo gruppo di presentatori mostruosi che rendevano il tono della collana immediatamente riconoscibile.
Storie famose
- “Return from the Grave!”: è una storia chiave perché segna l’origine della testata e l’esordio del Custode della Cripta.
- Le storie di vendetta e punizione: molte delle più celebri seguono il modello EC di personaggi avidi, crudeli o corrotti che finiscono puniti in modo beffardo.
- Racconti horror brevi e morali nere: la forza della serie stava proprio nella formula antologica, con colpi di scena finali e atmosfere da brivido.
Perché sono iconiche
Tales from the Crypt è diventata fondamentale perché ha definito un modo preciso di raccontare l’horror a fumetti: breve, grafico, ironico e molto memorabile.
I personaggi-cornice come il Custode della Cripta hanno trasformato la serie in un marchio narrativo, non solo in una raccolta di storie.
La sua influenza si vede ancora oggi in fumetti, film e serie TV che riprendono il tono EC.
Se vuoi approfondire
Posso anche farti una lista dei migliori numeri EC di Tales from the Crypt, oppure un riepilogo dei personaggi horror più celebri della EC Comics.
Ti lascio una lista di numeri EC spesso considerati tra i migliori di Tales from the Crypt*, scegliendo quelli più amati, più rappresentativi e più spesso ristampati nelle raccolte italiane della collana EC Comics.
Numeri da leggere
- Tales from the Crypt #20: uno dei numeri più citati per qualità complessiva e per il tono molto “EC”, tra horror e vendetta.
- Tales from the Crypt #21: altro numero molto forte, spesso ricordato nelle selezioni dei migliori episodi della serie.
- Tales from the Crypt #22: apprezzato per la solidità delle storie e per l’atmosfera classica della testata.
- Tales from the Crypt #23: uno dei numeri che consolidano davvero il marchio narrativo della serie.
- Tales from the Crypt #24: importante perché mantiene alto il livello della fase più celebrata della collana.
- Tales from the Crypt #37–41: questi numeri sono stati raccolti anche nelle edizioni italiane moderne, segno che sono considerati tra i blocchi più interessanti della serie.
Perché questi numeri
La serie Tales from the Crypt non è ricordata tanto per un singolo “capolavoro assoluto”, ma per il livello costante delle storie brevi e per l’identità fortissima che la EC Comics seppe costruire.
I numeri più apprezzati sono quelli in cui trovi la formula EC al massimo: racconti rapidi, finali crudeli, ironia nera e disegni molto espressivi.
Le raccolte italiane tendono a selezionare proprio i fascicoli che meglio rappresentano questa fase.
Ordine consigliato
Se vuoi iniziare bene, ti consiglierei questo percorso:
- #20–#24 per il cuore classico della serie.
- #37–#41 per vedere una selezione più tarda ma ancora molto forte.
- Poi passare alle altre testate EC collegate, come The Vault of Horror e The Haunt of Fear, per capire meglio il contesto.
Un modo pratico per leggerli
Se cerchi il meglio in modo rapido, conviene leggere i numeri raccolti nelle ristampe italiane della “Biblioteca EC Comics”, perché selezionano proprio i fascicoli più rappresentativi.
Così ti fai un’idea immediata dello stile EC senza dover inseguire tutte le singole uscite originali.
Posso anche prepararti una lista più utile in uno di questi due formati: “i 10 numeri essenziali” oppure “i migliori racconti singoli con titolo e breve trama”.
10 numeri essenziali
- Tales from the Crypt #20 — tra i numeri più citati quando si parla del cuore della serie EC.
- Tales from the Crypt #21 — continua la fase più forte e compatta della collana.
- Tales from the Crypt #22 — ottimo esempio della formula horror + ironia nera.
- Tales from the Crypt #23 — importante per consolidare lo stile della testata.
- Tales from the Crypt #24 — uno dei fascicoli chiave della fase classica.
- Tales from the Crypt #37 — rientra tra i numeri scelti nelle ristampe italiane più curate.
- Tales from the Crypt #38 — altro numero molto utile per leggere l’evoluzione della serie.
- Tales from the Crypt #39 — parte del blocco spesso recuperato nelle edizioni moderne.
- Tales from the Crypt #40 — mantiene alto il livello della produzione EC più tarda.
- Tales from the Crypt #41 — chiude bene questa selezione di numeri essenziali.
Come leggerli
Se vuoi capire davvero la serie, l’ordine migliore è partire dai #20–#24, che rappresentano il nucleo più classico e più influente.
Poi passare ai #37–#41, utili per vedere come la testata resta forte anche nelle fasi successive.
Questo percorso è coerente con il modo in cui la serie viene ricordata nelle panoramiche sulla EC Comics e nelle ristampe selettive italiane.
Perché proprio questi
Tales from the Crypt non è famosa solo per singoli capolavori, ma per la qualità costante e per il modello narrativo EC: racconti brevi, finali crudeli, punizioni morali e tono macabro.
I numeri scelti qui sono quelli che meglio mostrano questa identità.
Sono anche quelli più utili per entrare subito nel linguaggio della serie senza perdersi in tutta la produzione originale.
Racconti essenziali
- “Return from the Grave!” — Un uomo riceve una seconda possibilità dopo la morte, ma il ritorno non porta affatto redenzione.
- “Reflection of Death” — Un personaggio fugge da un pericolo solo per scoprire che la vera minaccia era sempre più vicina di quanto credesse.
- “The Crushed Gardenia” — Una storia di caduta sociale e delitto, con un finale tipicamente beffardo e nero.
- “Poetic Justice” — Un ricco uomo disprezza un vicino e la sua vita elegante, ma la situazione si ribalta in modo spietato.
- “The New Arrival” — Un medico affronta un caso inquietante che si trasforma in un incubo sempre più grottesco.
- “The Marching Morons” — Una satira horror che mescola stupidità umana, ambizione e conseguenze disastrose.
Altri molto amati
- “Kamen’s Kalamity” — Un racconto di ossessione e fallimento, costruito sul crollo psicologico del protagonista.
- “Lower Berth” — Storia celebre per il tono macabro e per il suo uso estremo del grottesco.
- “Tight Grip” — Una vicenda di avidità e punizione con un’impostazione classica EC.
- “Only Sin Deep” — Un racconto molto rappresentativo dell’horror morale della testata.
Per iniziare bene
Se vuoi leggere solo pochi racconti, partirei da “Return from the Grave!”, “Poetic Justice”, “Reflection of Death” e “The Crushed Gardenia”: sono tra quelli che meglio mostrano il tono della serie.
Sono storie molto diverse tra loro, ma tutte rendono bene l’idea del mix EC di horror, ironia nera e punizione finale.
Queste sono anche tra le storie più utili per capire perché Tales from the Crypt è diventata un riferimento del fumetto horror americano.
